perseo89 Frequentatore

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 | Oggetto: LE API INDICANO LO STATO DI SALUTE DELL’AMBIENTE DELLA VALLE Sab 31 Gen 2009, 12:37 | |
| Il miele e le api, non vi è dubbio, segnano la carta di identità del territorio, in modo probabilmente più efficace di tanti strumenti sofisticati e costosi.Le api sono degli ottimi indicatori biologici perché evidenziano il danno chimico dell'ambiente. I pesticidi e i residui che si possono riscontrare nei loro corpi, o nei prodotti dell'alveare come metalli pesanti, radionuclidi, IPA etc. ; Sono alcune caratteristiche etologiche e morfologiche che fanno dell'Ape un buon rivelatore ecologico, è facile da allevare, è un organismo quasi ubiquitario, non ha grandi esigenze alimentari, ha il corpo relativamente coperto di peli che per questo adatta ad intercettare materiali e sostanze con cui entra in contatto, ha un alto tasso di riproduzione e la durata della vita media, relativamente corta, ha un’alta mobilità e un ampio raggio di volo che permette di controllare una vasta zona, effettua numerosi prelievi giornalieri, perlustra tutti i settori ambientali (terreno, vegetazione, acqua, aria), ha la capacità di riportare in alveare materiali esterni di varia natura e di immagazzinarli secondo criteri controllabili, necessità di costi di gestione estremamente contenuti, specialmente in rapporto al grande numero di campionamenti effettuati.L'appuntamento con il loro obiettivo alimentare: nelle aree a più elevato inquinamento ha distrutto il 90 per cento dell'aroma dei fiori. Sino a 100 anni fa quando gli ambienti naturali erano meno inquinati le molecole di profumo rilasciate dai fiori venivano avvertite dalle api ad una distanza di 1.200 metri. Ora la distanza di percezione è di circa 200-300 metri. Durante il loro tragitto naturale le molecole, portate dal vento, sono alterate dallo "smog fotochimico" e le api non sentendo più l'odore dei fiori non sono più capaci di andare a bottinare. L'odore dei fiori diventa irriconoscibile e le api girano a vuoto e non riescono a portare avanti la loro opera di impollinazione. Poi stressate muoiono. Tra gli imputati vi è anche l'ozono cattivo, che va a finire anche nei nostri polmoni, gli idrossili e i nitrati. L'overdose di chimica che ha invaso i sistemi abitati e le campagne della Valle del Mela, continua a compromettere il ciclo riproduttivo della vita. Non si tratta solo di valutare la quantità di inquinanti ma anche le api e gli altri insetti che entrano in contatto con nuovi elementi chimici come ftalati, muschi sintetici, ritardanti di fiamma e chi più ne ha più ne metta che scatenano alterazioni ormonali negative su tutti i sistemi viventi. Le api non muoiono solo per neonicotinoidi ma a causa dell'intero arsenale chimico non testato" denuncia con forza Massimo Ilari, Direttore Editoriale di Apitalia. Ma occorre ancora precisare che, le Api non votano, e quindi non assumono un valore critico per i politici tanto è vero che non ne parlano, o perlomeno disconoscono questa realtà. I fiori della Valle del Mela : fiori d’arancio (zagara), di gelsomino, ginestre etc. , garantivano una cospicua produzione di miele di alta qualità, con numerosi alveari spontanei che contornavano alcune abitazioni e poi successivamente con colture specifiche oggi praticamente scomparse a causa del danno chimico e forse in talune zone anche per effetto dell’inquinamento elettromagnetico Diceva Albert Einstein, “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.A tutto questo non è possibile non fare nulla, non credo oltretutto possibile impiantare un sistema di monitoraggio che controlli tutti i parametri che possano incidere sulla qualità ambientale, tuttavia esistono altre forme già in atto in altri luoghi , che possono utilmente indicare lo stato di salute del nostro ambiente, ovvero coltivare dei BIOINDICATORI. Con il termine indicatore biologico (o bioindicatore) si intende una specie animale, pianta o fungo particolarmente sensibile a cambiamenti apportati da fattori inquinanti all'ecosistema. Un indicatore biologico è utile per riscontrare una situazione di inquinamento sia grazie alla capacità di accumulare sostanze inquinanti (che potranno poi essere rilevate tramite esami di laboratorio) che grazie alle modificazioni morfologiche a cui molti di essi vanno incontro a causa di stress da inquinamento. Permettono anche di valutare l'effetto che le sostanze inquinanti hanno sulle comunità biotiche che popolano l'ecosistema preso in esame, permettendo di fare una stima sugli interventi da attuare per la salvaguardia delle specie che vi risiedono.Un ottimo esempio di bioindicatore sono i licheni, organismi viventi frutto di una simbiosi tra un fungo ed un alga, che sono impiegati per la rilevazione della qualità dell'aria grazie alla loro capacità di bioaccumulare i metalli pesanti presenti nell'atmosfera e per la differente capacità, da parte delle varie specie, di rispondere alla possibile presenza di fattori di stress ambientale. Sono utilizzate come bioindicatori anche le piante superiori, in particolare per la determinazione degli inquinanti atmosferici, come ad esempio l'ozono. Tale inquinante ad esempio determina clorosi fogliare il che rende facilmente svelabile la sua presenza nell'aria. Molto utilizzati come bioindicatori sono anche gli organismi bentonici. Sottoinsieme dei bioindicatori sono i bioaccumulatori ovvero particolari organismi dotati della capacità di assorbire dall'ambiente determinate sostanze per poi trattenerle all'interno dei propri tessuti senza eliminarle tramite processi metabolici. Proprio per le modalità di utilizzo si selezionano per questo scopo piante e animali estremamente resistenti agli inquinanti. L'utilità principale di questo tipo di organismi è quella di bioindicatori: monitorando costantemente le colture di bioaccumulatori è possibile valutare lo stato di salute dell' ecositema, analizzando fattori come la presenza di metalli pesanti (piombo, vanadio, cadmio, cromo, zinco, nichel, manganese), idrocarburi, altri tossici o elementi radioattivi (radionuclidi come il cesio 137). Diversi tipi di pianta possono essere utilizzati come bioaccumulatori. I più comuni tipi di vegetazione usata a tale scopo sono i licheni e i muschi, ma ci sono anche diversi tipi di coleotteri terrestri e microorganismi acquatici che si prestano allo scopo. Misurando tramite spettrofotometria le percentuali di inquinanti contenute nelle strutture cellulari di alcune colture di licheni (Xantoria parietina, Pseudevernia furfuracea e Licheni Multiflorum) sviluppatasi su alberi a corteccia acida posti in prossimità delle centrali elettriche e comparandole con i valori di una coltura mantenuta in ambiente protetto è possibile ad esempio misurare la presenza di SO2 e NOx nell'atmosfera. In condizioni particolari è possibile utilizzare come bioaccumulatore anche le foglie di alberi molto diffusi, spesso tigli, prelevando le foglie a campione dalle colture circostanti l'area interessata. A seconda del tipo di bioaccumulatore (licheni, foglie, erbe in vaso, muschi) cambia il tempo necessario all'esposizione, da poche settimane per i muschi a diversi anni per i licheni. L'utilizzo di bioaccumulatori e bioindicatori è un metodo efficace e significativo per valutare la presenza di anomalie dell'equilibrio biologico di aree interessate dall'attività umana. In Italia sono stati attivati nel 1997 alcuni progetti pilota nel mantovano e in Molise, mentre nel 1999 sono cominciate le misurazioni per il monitoraggio delle centrali Enel in Veneto. Nel 2004 è iniziato un progetto di monitoraggio a Trieste con Bioindicatori capaci di accumulare all'interno dei propri tessuti metalli pesanti o altre sostanze che indicano lo stato di salute dell'ecosistema.Se veramente si vuole un ambiente naturale, in una realtà contaminata ed a rischio di crisi ambientale, occorre seriamente provvedere ad attivare una campagna di rilevamenti ad ampio raggio, a tutela della salute e dell’ecosistema, e non lasciare a poche centraline il compito di indicare alcuni parametri utili e legittimare gli interessi prettamente industriali- Tale esposizione, carpita da una semplice navigazione internet, è sufficiente per valutare il comportamento dei nostri rappresentati istituzionali che non producono alcuna iniziativa utile al ripristino dell’equilibrio biologico lasciando che il danno ambientale incida sulla salute umana. In merito all’elettrodotto ad alta tensione, della Soc. Terna Spa, noi ci aspettavamo riposte meno pragmatiche e più rispettose per il nostro ambiente, e non minacce di crisi energetiche etc. e poi pare che adesso intervenga a mitigare le difficoltà incontrate da Terna, anche l’on.le D’Alcontres, sembra che l’Ass.re Pretrella non basti più. Noi avevamo già detto che, non condividiamo la politica aziendale della Terna, perché la Terna sta forzando il consenso, senza ottenerlo mostrando la sua tecnologia, rispettosa dell’ambiente con fornitura di precise garanzie Questo modus operandi, mostra tutta la debolezza del nostro mondo istituzionale, mentre le Api non avvertono più l’odore dei fiori e l’ arsenale chimico che avversa la Valle del Mela mieterà altre vittime. Coloro che possono e non fanno, saranno responsabili sia per la moria delle Api, che delle vite umane.Milano lì 30 gennaio 2009 Il vc presidente T.A.T. Arch. S.CrisafulliPubblicato da:http://www.lavalledeitempli.net/ambiente/news/le-api-indicano-lo-stato-di-salute-dell2019ambiente-della |
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